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Vini In Anfora

Vini in Anfora: un'impronta autentica

La storia dell’anfora come contenitore risale alla Magna Grecia, quando l’uomo utilizzava la terracotta per conservare il vino e trasportarlo da una sponda all’altra del mare: arrivarono con i Greci e furono gli Etruschi a diffonderle in Italia. All’epoca, vino e terracotta erano considerati un match perfetto perché l’anfora aveva una straordinaria capacità di isolamento termico, permettendo la conservazione del vino anche dopo lunghi periodi. Se si parla di vino in anfora è impossibile non citare la Georgia, che da sempre ha mantenuto questa lunga tradizione, affiancandola alla macerazione (specialmente per le uve a bacca bianca) sulle bucce: una tradizione secolare che esalta le caratteristiche varietali di ciascun vitigno. Man mano, anche in Italia si è voluta riprendere questa antica tecnica di affinamento e, negli ultimi decenni, molti produttori hanno deciso di ritornare all’utilizzo di quest’arcaica pratica. Da Josko Gravner, che fu il primo, nel 2000, a sostituire i suoi contenitori con le anfore georgiane, alla Signora del Teroldego, Elisabetta Foradori, fino all’abruzzese Cirelli, sempre più viticoltori scelgono la terracotta perché dà un’impronta unica, autentica e fortemente identitaria, permettendo una micro-ossigenazione che rispetta, al massimo, la personalità delle uve. Il futuro è nel passato?

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