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Planeta

Vini Planeta

Diego Planeta, fondatore della realtà vitivinicola più complessa e conosciuta di tutta la Sicilia, descrive così la realtà da lui creata e patrimonio familiare, “Il nostro è un nuovo modo di pensare il viaggio in Sicilia, Menfi, Vittoria, Noto, l’Etna e Capo Milazzo. Un percorso non casuale, legato alla diversità dei paesaggi, dei venti, del carattere degli uomini e quindi dei loro vini”. La famiglia Planeta vuole farci vivere un viaggio nel tempo, riscoprendo la narrazione della storia del rinascimento del vino siciliano, e nello spazio, attraverso la Sicilia da ovest a est, in cinque territori in cui oggi nascono i vini, gli oli e i luoghi della accogliente e sempre viva ospitalità familiare. All’intelligenza e alla lungimiranza di Diego Planeta dobbiamo riferici per comprendere la rivoluzione avvenuta più di cinquanta anni fa e che ha il merito di aver introdotto un nuovo modo di comprendere l’agricoltura isolana. La sua carriera inizia a 18 anni e un giorno, quando i problemi di salute del padre lo portano ad occuparsi delle cose di famiglia, lascia l’università, per tornarci nel 2004 quando gli conferiscono la laurea honoris causa, e nel 1958 nasce la cantina Settesoli per salvare il prodotto vino, in un contesto quello di Menfi in cui la viticoltura era in crisi perché non si riusciva più a vendere l’uva. Il contributo di Diego Planeta fu quello di portare nuovi modelli tecnici già presenti in Europa, e la comprensione che l’enologia sarebbe dovuta essere diversa rispetto a quella del passato, con lo sguardo proiettato al futuro, alla luce del fatto che anche i consumi non erano più quelli del periodo bellico. Erano dei tecnici a mandare avanti l’azienda, in un contesto di lavoro difficile perché in campagna non c’erano strade, luce, sicurezza, che tuttavia non ha impedito l’avvio per il passaggio da un’agricoltura di latifondo ad una moderna e industriale. Ma la sfida più impegnativa è stata quella di rivoluzionare la mentalità millenaria della coltura del grano duro introdotta dagli Arabi. Cambiamento, chiave di volta del sistema mentale di una figura che ha riscoperto e ampliato il settore vinicolo siciliano conquistando negli anni indiscussa fama e successo nei mercati internazionali, e che ama la sua terra che ha tutto, la posizione geografica, la sua storia, la sua bellezza, il suo clima. L’istinto verso il futuro dei Planeta nel 1985 ha spinto la famiglia a piantare i primi filari accanto al forte dell’Ulmo, quei primi 50 ettari sono diventati un laboratorio dove sono cominciate le prime sperimentazioni attraverso microvinificazioni. Grazie anche alla grande professionalità di Carlo Corino, si è definita l’identità della produzione, con l’uscita nel 1995 delle prime etichette, lo Chardonnay apriporta per poter far conoscere i vini che fino a quel momento erano rimasti sconosciuti. Nella direzione della sostenibilità si sta oggi muovendo la cantina Planeta, le tre “E” che definiscono la moderna viticoltura, economicamente sostenibile, ecologicamente attenta, equa socialmente. L’azienda è impegnata in una progressiva riconversione del lavoro agricolo, attraverso l’applicazione e il monitoraggio di obiettivi misurabili nel tempo riguardanti il lavoro in vigna, la gestione e protezione del suolo e la difesa delle piante. Oltre ad attuare pratiche enologiche attente all’ecosistema e ad incrementare nel lungo periodo la qualità dell’ambiente in ogni tenuta, esempio è la tenuta La Baronia a Capo Milazzo, si pone l’accento sul complesso di azioni di responsabilità sociale come la tutela della produzione nei singoli territori, la tutela del paesaggio e delle tradizioni, la produzione di cultura. Planeta Terra, è il marchio che viene apposto sui progetti che caratterizzano l’azienda e che porta in sé la tutela del paesaggio, la bioarchitettura, le energie rinnovabili, i materiali riciclati. Il logo del fiore Sostain prevede un percorso di miglioramenti continui verso livelli crescenti di sostenibilità, con i 9 petali raggiunti nel 2015, assieme all’azienda Tasca D’Almerita, e il decimo come incentivo per lavorare sempre meglio. In particolare si sono valutati i seguenti parametri:presenza di 10 stazioni meteo per la rilevazione dei dati climatici, processo di inerbimento della superficie aziendale seguito da test periodici su determinati siti, applicazione di metodi biologici nell’intero sistema di controllo e riduzione dei parassiti, ristrutturazione dei fabbricati esistenti nel rispetto delle origini rurali del sito, test di gestione del suolo nei 5 territori. Ed è proprio ai territori che vogliamo ritornare nel nostro viaggio, al cuore della storia, a Menfi nelle tenute dell’Ulmo e Dispensa, dove i suoli sono argilloso-calcarei e regalano vini morbidi, con note di prugna, cioccolato e menta, tra i rossi, il Burdese, Sito dell’Ulmo Merlot, Maroccoli Syrah, La Segreta rosso, Plumbago, il Rosè e i bianchi con lo storico Chardonnay, Alastro, La Segreta bianco, Cometa, Terebinto. Proseguendo arrivamo a Vittoria, nella tenuta Dorilli, nelle terre rosse del Cerasuolo, con suoli marini e calcarei, che si ritrovano nei vini freschi, con note di fragola e ciliegia, Dorilli e Cerasuolo di Vittoria, Frappato. La tenuta Buonvini, a Noto, è la patria d’elezione del Nero d’Avola, che si esprime al meglio in suolo calcareo e che fa emergere nel vino Santa Cecilia note balsamiche, di ribes, carrube e incenso. Qui si produce anche il Passito di Noto. Il suolo vulcanico dell’Etna ci offre vini minerali, Eruzione 1614 Carricante, Eruzione 1614 Riesling, Eruzione 1614 Nerello Mascalese, Brut metodo classico, Etna bianco, Etna rosso. Concludiamo il nostro giro a Capo Milazzo, nella tenuta La Baronia, la punta sul mare che ha terreni sciolti e limosi dove si producono il Mamertino e il Nocera. Eccoci giunti alla fine del nostro percorso illustrativo di questa perla d’Italia che riesce a proiettarci nella bellezza e a farci percepire il calore di questa terra di Sicilia che ci invita a scoprirla entrandoci dentro, per poterla assaporare fino in fondo.

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